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17/11/2009
Quando la responsabilità fa la differenza

È soprattutto una questione di responsabilità. Ovvero, non dimenticare che dietro all'economia ci devono essere sempre dei valori. Il resto, ne è una diretta conseguenza. Il convegno che si è svolto all'Atahotel di Varese venerdì 13 novembre dal titolo "Riservatezza e segreto bancario: vediamo chiaro", non ha sciolto i nodi né sul "segreto" e neppure sullo scudo fiscale; ma quantomeno ha spinto ad una riflessione: quando si deve iniziare a parlare di etica in economia? La risposta, al di là dei tecnicismi e delle diverse normative che regolamentano questo ambito, è arrivata proprio dalla nostra Bcc. «La Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate è una banca locale che si è distinta perché ha mantenuto i centri decisionali sul territorio», ha detto Gianni Spartà, moderatore dell'incontro organizzato dall'Aaci (associazione avvocati e commercialisti dell'Insubria) presentando il nostro vice presidente vicario Ignazio Parrinello. E proprio in virtù di questa scelta, che è una mission ben precisa, «le Bcc sono attente alle esigenze e alle necessità del proprio socio e del proprio cliente», ha detto Parrinello. Davanti ad una crisi finanziaria che è stata subita - «la nostra economia è determinata dalle piccole e medie imprese che hanno affrontato con rabbia la crisi», ha proseguito-, il problema è quindi di responsabilità. «I nostri imprenditori sono stati vittime di una crisi di cui non sono stati responsabili. E la Bcc ha risposto in maniera coerenze e responsabile a sua volta, dando valore e credito ai progetti industriali validi e non lasciando sole le aziende», ha aggiunto Parrinello. E davanti allo scudo fiscale? «Non può essere una banca a suggerire al proprio cliente di fare lo scudo. Fa specie però sentire di altri istituti che, non solo lo consigliano, ma si fanno carico dell'imposta sostitutiva pur di far rientrare i capitali».
È stato il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, in un'intervista trasmessa durante il convegno, a dire che lo scudo «può essere visto come un premio che penalizza moralmente chi ha sempre pagato le tasse». Ma si tratterebbe di un «reato astratto, come il furto di frutta della famiglia che vive di stenti». Del resto, sul fronte fiscale il confronto tra Italia e media europea appare impari. «In Italia la tassazione si aggira intorno al 47%, contro una media europea del 25», ha ricordato Antonio Bulgheroni, console onorario di Svizzera a Varese e presidente di Lindt & Sprungli spa. Di qui, il problema del segreto bancario e la sua tutela. «In Italia -ha ricordato il generale Antonino Maggiore, comandante della Guardia di Finanza di Varese- esiste dal 2006 l'anagrafe dei rapporti finanziari per avere una mappatura di tutte le operazioni che hanno una certa continuità». In Svizzera, invece, «la norma che disciplina il segreto bancario è nata per proteggere dignità e riservatezza delle persone -ha sottolineato l'avvocato Tamara Erez, vicepresidente del Centro studi bancari di Lugano- E la Svizzera vuole tenere intatto quel segreto: non per mantenere l'opacità, ma con l'obiettivo di farsi garante del diritto dell'individuo di avere una sfera privata protetta». Posizione non condivisa da Agostino Abate, sostituto procuratore della Repubblica della procura di Varese. «La Svizzera ha portato avanti il segreto bancario di fronte a tutto, anche allo Stato, e che continuerà a farlo. Il segreto resterà così com'è perché deve servire a porre un argine alla capacità conoscitiva dello stato, o di organismi internazionali». Il problema, a questo punto, non è solo chi "tiene nascosto", ma quanto «non separare l'economia dall'etica», ha detto don Luca Violoni, collaboratore del settore Affari economici della diocesi di Milano. «Guardiamo al profitto da un punto di vista etico: com'è stato costruito e quale uso se ne è fatto. Parliamo quindi di responsabilità».