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18/04/2013
Dialogo banche e imprese: la Bcc c'è

Riprendere il dialogo, cambiando però prospettiva. Le indicazioni che sono emerse dall'incontro di venerdì 12 aprile organizzato da Confartigianato Varese pongono l'accento sulla fiducia, una fiducia reciproca. «Perché dopo anni in cui il soggetto è sempre stato l'"io", adesso il soggetto deve essere il "noi": solamente insieme possiamo porre le basi per guardare al futuro», ha detto il direttore generale della nostra Bcc, Luca Barni. Davanti a oltre 170 imprenditori, il dibattito si è aperto con una domanda secca: oggi è veramente difficile ottenere credito? Troppo facile dare una risposta immediata, dettata più dalla crisi che dalla volontà di uscirne. Se le banche hanno maggior timore nel concedere credito ad imprese che potrebbero non restituire i soldi, le imprese continuano a bussare alle porte degli istituti di credito nella speranza che un prestito possa risolvere tutti i problemi. La soluzione però c'è: «Bisogna concorrere. Ovvero, banche e imprese devono correre insieme», ha detto Giorgio Merletti, presidente nazionale di Confartigianato. Ma, in che modo? «La banche dovranno fare investimenti e capire l'impresa. Ma anche l'impresario dovrà cambiare atteggiamento». Per quanto forte nei termini, il quadro descritto da Merletti è efficace: «Siamo davanti ad un bisogno strano: si fa finanziamento per pagare le tasse. È una logica perversa, un circolo vizioso della povertà, una spirale che porta verso il basso. La banca così diventa come un distributore di droga, una sorta di pusher per le imprese. Le imprese si drogano di un danaro che non serve per fare investimenti, quindi ad essere pronti quando l'economia riparte. Ma serve per chiudere una falla di un sistema-Stato sempre più esoso». A questo punto, l'appello necessariamente è nei confronti della politica: «Il Paese ha bisogno di una guida».
Nel frattempo però, imprese e banche vogliono guardare al domani. «E per fare questo è necessario un passaggio: ricostruire il rapporto banca-cliente su basi più corrette rispetto a quelle precedenti», ha detto Barni. «Adesso nella filiera produttiva deve entrare anche la banca. L'aspetto finanziario di un'azienda è fondamentale e, quindi, la banca è un fornitore strategico per l'impresa. Occorre allora dialogare con la banca per costruire una programmazione che porti l'azienda verso il futuro». Se adesso il dialogo è «piatto. È un dialogo tra sordomuti». Per Barni, il primo passo da fare è «fare un passo indietro; sia da parte della banca, sia da parte dell'impresa. Occorre fare una sana autocritica per ammettere gli errori del passato, per mettersi attorno a un tavolo e costruire il futuro». Sulla stessa linea anche l'intervento di Fabio Bolognini, amministratore delegato di Linker Srl, società di consulenza finanziaria per piccole e medie imprese. Davanti a «un sistema che non funziona più e dove non c'è più dialogo, occorre ricominciare da basi più chiare e più concrete. Non servono proclami, ma è importante parlarsi, farsi capire e conoscersi», ha detto Bolognini. «Non possiamo permetterci di lasciar andare quel 20-30% di imprese che non ce la fanno: è necessario non farle chiudere e salvarle. Come? Le banche facciano il loro lavoro di prestare soldi, non guardando più ai capannoni e ai bilanci, ma raccogliendo informazione e guardando alle prospettive delle imprese». È un cammino di conoscenza reciproca, dove le banche come le imprese sono chiamate a mettersi in gioco in modo trasparente. Ovvero, dare a vita a "un dialogo sostenibile tra impresa e banca" come recita il titolo dell'incontro fatto in preparazione del congresso degli Artigiani di Varese in programma il 19 maggio.