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12/05/2017
Il rispetto innanzitutto. La lezione di Cordoba in Bcc

L’ex difensore dell’Inter del triplete protagonista dell’incontro organizzato dall’associazione La Rete con il sostegno della nostra banca

«Chiedo scusa di avervi fatto attendere. Non si dovrebbe arrivare tardi ad un appuntamento: è una questione di rispetto». Ha messo subito le cose in chiaro Ivan Cordoba, ex difensore dell’Inter dei record e della nazionale colombiana, al suo arrivo in auditorium Don Besana a Busto Garolfo. Palla al centro. Sì perché il tema dell’incontro che la nostra Bcc ha sostenuto e ospitato giovedì 11 maggio era proprio “Le regole del gioco, il gioco delle regole: scuola, sport, cultura della legalità” dove la parola rispetto è la base di partenza. Dopo l’incontro con il cappellano del carcere minorile Beccaria don Gino Rigoldi, l’associazione sportiva La Tela ha approfondito il tema della legalità entrando nel mondo dello sport. Un ambito particolare dalle mille sfaccettature, ma che l’associazione di Busto Garolfo ha saputo far diventare luogo di integrazione, anche in una comunità piccola come quella bustese.
«Nello sport regole e valori sono la base. Ma regole e valori sono anche il punto di partenza e di azione del nostro essere banca», ha detto il presidente della nostra Bcc Roberto Scazzosi. «Una banca ha rigorose regole da rispettare; una Bcc, per il suo particolare DNA, deve rispettare anche i suoi valori fondanti: cooperazione, mutualismo, territorio. Dove cooperazione è lavorare insieme mutualismo è sapersi aiutare e territorio è l’attenzione verso quanti ci sono vicini». Su questi valori si sono confrontati il consigliere del CSI di Milano Paolo Pampuri e l’assessore allo Sport di Busto Garolfo Stefano Carnevali seguendo con attenzione la preziosa testimonianza di Cordoba. Ai giovani atleti che hanno affollato la sala Don Besana, l’ex calciatore ha voluto trasmettere la sua esperienza fatta di regole, fede e anima. «All’interno dello spogliatoio ci eravamo dotati di codici di gioco – ha raccontato -. Non ci piaceva chiamarle regole, ma andavano oltre il regolamento della società. Erano norme di comportamento che servivano ad essere squadra, dentro e fuori dal campo. Codici che non abbiamo imparato da soli, ma grazie ad una figura fondamentale quale quella dell’allenatore, e che abbiamo imparato a rispettare con il tempo». Il secondo fattore: la fede. Cordoba è un profondo credente. «La fede che mi è stata trasmessa dalla mia famiglia mi ha aiutato molto, soprattutto nei momenti più difficili. Mi permesso di accettare le sconfitte per godere ancora di più delle vittorie». Non ultimo: l’anima. «Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto con passione. Ho giocato divertendomi. In ogni occasione ho sempre pensato in grande cercando di fare il possibile per poter raggiungere i risultati». E i risultati nella sua carriera non sono mancati. Nelle 13 stagioni all’Inter ha vinto una Champions League, un Mondiale per club, cinque scudetti, quattro edizioni della Coppa Italia e altrettante della Supercoppa. Un ottimo palmares che lo ha portato oggi a voler essere testimonial di correttezza e aiuto per i bambini colombiani con la sua fondazione “Colombia te quiere ver”. A chiusura della serata, carrellata di foto, selfie e autografi. Un rito al quale Cordoba non si è sottratto.