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19/05/2026
Il libro della Tela sostenuto dalla Bcc al Salone del Libro di Torino presentato da Nando dalla Chiesa come esempio di educazione alla legalità assieme a quello dedicato a Libera Masseria

Al Salone internazionale del Libro di Torino la lotta alla mafia passa dalle storie dei bambini uccisi, dall’impegno delle scuole e dalla rinascita dei beni confiscati. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Dire, fare e lottare contro la mafia oggi”, ospitato nello spazio dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione della manifestazione torinese, dove sono stati presentati i volumi “La mafia porta via vite innocenti” e “Insieme si può”. Protagonisti del confronto Nando dalla Chiesa, don Massimo Mapelli e Giovanni Arzuffi, presidente della cooperativa sociale La Tela di Rescaldina.

Al centro dell’incontro il tema della memoria delle vittime innocenti delle mafie e il valore dell’educazione delle nuove generazioni alla giustizia e alla legalità. Un percorso che parte dalle scuole e arriva ai territori, passando per esperienze concrete di recupero sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

Giovanni Arzuffi ha raccontato la nascita del libro “La mafia porta via vite innocenti” (ITL libri/In Dialogo), nato dal concorso “RicordaTela. Storie di mafia e ingiustizia”, promosso dalla Tela Osteria sociale del Buon Essere di Rescaldina insieme al presidio territoriale di Libera Legnano, al Patto dei sindaci dell’Altomilanese e al Comune di Rescaldina, con il sostegno della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Il progetto ha coinvolto studenti di dieci scuole del Legnanese, chiamati a raccontare le storie dei minori vittime innocenti delle mafie.

“Abbiamo visto che se con le nuove generazioni riusciamo ad affrontare argomenti che li coinvolgono e se le scuole fanno un lavoro di educazione contro la mafia il terreno c’è, l’interesse nei ragazzi c’è”, ha spiegato Arzuffi durante l’incontro. Dai racconti, dai disegni e dai fumetti realizzati dagli studenti, ha aggiunto, sono emersi “impegno, interesse, creatività dei ragazzi nel raccontare le storie”.

Arzuffi ha inoltre sottolineato il lavoro di squadra che ha reso possibile la pubblicazione del volume: “Questo libro è frutto della collaborazione di tre soggetti: La Tela, l’editore che è stato disponibile e la banca che ha sostenuto il progetto”.

Nella prefazione del volume, Arzuffi sottolinea la profondità del lavoro svolto dagli studenti: “Ci ha colpito molto la capacità dei ragazzi di entrare nelle storie delle vittime a cui hanno deciso di dare voce, anche quando le informazioni a disposizione erano davvero pochissime”. E ancora: “Ricordo volentieri il caso di una classe che aveva scelto un nome ‘difficile’, perché del bambino ucciso tanti anni fa dalla mafia non era rimasta quasi memoria. Con tenacia, interesse e impegno gli studenti sono riusciti non solo a risalire alla vicenda analizzando le poche fonti disponibili, ma anche a ricostruire pezzi di memoria andata perduta”.

Nel volume interviene anche la procuratrice aggiunta della Direzione distrettuale antimafia di Milano Alessandra Dolci, che ricorda come “non esiste una mafia buona”, perché “la riserva di violenza, anche contro i più innocenti di tutti, i bambini, c’è e ci sarà sempre”.

Nando dalla Chiesa ha posto al centro il ruolo dei bambini nella costruzione di una società più giusta. “Abbiamo il bisogno di costruire una cultura tra i bambini che sia funzionale alla realizzazione di una giustizia più avanzata. Per questo dobbiamo trovare delle modalità di incontro, di formazione”, ha affermato.

Secondo il professore, “gli strumenti sono molti di più di quello che si pensa” e fondamentale è “la forza creativa che gli insegnanti trasferiscono agli studenti”. Dalla Chiesa ha sottolineato come “i bambini hanno una capacità di mettersi in sintonia con la giustizia che noi non immaginiamo” e “i principi ce li trasmettono anche loro”.

Per spiegare il concetto ha raccontato un episodio personale: “Ero in bagno per lavarmi i denti quando ho sentito bussare alla porta mio nipote che mi ha rimproverato: ‘Nonno, stai sprecando troppa acqua’”. Un episodio che per Dalla Chiesa dimostra “la sensibilità delle nuove generazioni, dei bambini”.

“Con loro dovremmo lavorare molto di più; nelle scuole elementari si ha modo di mettere le radici al sentimento di legalità che ti prepara ad accogliere le spiegazioni più complicate”, ha proseguito, sottolineando che senza solidarietà anche i principi più giusti rischiano di restare astratti: “È come se uno seminasse su un terreno arido o sulla roccia; dobbiamo invece mettere in condizione il predicatore di buoni principi a seminare su un terreno fertile”.

Il professore ha quindi rivolto un pensiero finale ai bambini vittime delle guerre e delle violenze: “Bambini ce ne sono pochi. E laddove ce ne sono molti li vanno a uccidere, a sterminare. Non se ne può più. Dobbiamo mettere i bambini al centro della nostra prospettiva”.

L’incontro del Salone del Libro ha così unito il ricordo delle vittime innocenti della mafia con il racconto concreto di comunità che scelgono ogni giorno di trasformare luoghi segnati dalla criminalità in spazi di partecipazione, cultura e giustizia, come accaduto alla Tela di Rescaldina e a Libera Masseria.

Il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Roberto Scazzosi, nella prefazione del volume ha evidenziato il valore educativo dell’iniziativa: “Ogni gesto che genera consapevolezza è un investimento nella coscienza civile della nostra comunità”.

Accanto al libro della Tela è stato presentato anche “Insieme si può” (In Dialogo), dedicato all’esperienza di Libera Masseria, il bene confiscato alla ’ndrangheta a Cisliano e trasformato in luogo di comunità, inclusione e solidarietà.

Don Massimo Mapelli, sacerdote della diocesi di Milano, fondatore dell’associazione “Una casa anche per te” e responsabile Caritas, ha spiegato che “lo sguardo verso la realtà ce l’ha donato il lavoro di accoglienza che facciamo”, ricordando come nell’area seguita dalla Caritas “c’è un bene confiscato alla mafia ogni mille abitanti”.

“In 11 anni sono passate 15mila persone a formarsi, a lavorare”, ha raccontato don Mapelli, spiegando che l’obiettivo del progetto è “passare l’educazione alla giustizia, che è diversa dalla legalità. Perché esistono cose legali ma ingiuste. Un esempio è il gioco d’azzardo”.

Il sacerdote ha parlato del lungo lavoro educativo svolto sul territorio: “Il grande lavoro di educazione fatto ha contribuito a cambiare il territorio; resta certo contaminato dalla mafia ma oggi c’è una società civile che ha rialzato la testa, si è messa insieme”. Da qui l’esclamazione che dà anche il titolo al libro: “E questo vince!”. Libera Masseria, ha aggiunto, è diventata “un posto che è diventato bene comune; ciò utile al più fragile, all’ultimo”.

Don Mapelli ha inoltre annunciato che dall’estate partirà un nuovo progetto dedicato al contrasto al gioco d’azzardo: “Non solo perché la famiglia che prima era proprietaria di questo bene aveva l’azzardo come business ma perché si rivolgono a noi molte vittime del gioco d’azzardo, che si sono impoverite cercando nella disperazione la fortuna”.

Nel volume dedicato a Libera Masseria si legge che l’esperienza rappresenta “la testimonianza di come l’impegno e l’assunzione di responsabilità da parte di una comunità, che si riunisce intorno a una motivazione di giustizia, vissuta sia in chiave cristiana sia civica, può davvero generare un cambiamento sociale, culturale ed educativo”.

Anche Luigi Ciotti, nella prefazione, sottolinea come “i discorsi sulla legalità, la responsabilità e la partecipazione civica rischiano di suonare sempre più vuoti e retorici” senza “segnali di concretezza alle popolazioni colpite dalla prepotenza mafiosa”, definendo Libera Masseria “un bene confiscato, oggi liberato”.

salone del libro Torino