Al convegno di Confindustria Alto Milanese sono state spiegate agli imprenditori i benefici e le richieste dello Stato per accedere a questa agevolazione

Il convegno Iperammortamento 2026 promosso da Confindustria Alto Milanese in collaborazione con la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Busto Arsizio si è trasformato in un vero momento di lavoro operativo, capace non solo di illustrare la nuova norma, ma anche di aiutare le imprese a leggere in chiave concreta le opportunità aperte dal nuovo quadro. Dalla platea è emerso con chiarezza che il nuovo iperammortamento 2026 potrà rappresentare una leva importante per chi intende investire in digitalizzazione, efficienza energetica, software, connettività e sostenibilità, purché le scelte siano sostenute da una pianificazione attenta, da una struttura aziendale capace di generare benefici fiscali e da un corretto accompagnamento tecnico, professionale e bancario. In questo percorso, la presenza della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha ribadito il valore di un istituto radicato sul territorio, che ha voluto presentarsi non solo come partner finanziario, ma come interlocutore stabile per accompagnare la crescita del sistema produttivo locale.
Un incontro molto partecipato, dedicato a imprenditori, professionisti e operatori economici, che ha permesso di entrare nel merito delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e di approfondire in modo operativo le opportunità a sostegno degli investimenti delle imprese.
Ad aprire i lavori è stato il presidente di Confindustria Alto Milanese, Maurizio Carminati, che ha richiamato il contesto non semplice in cui è maturato il nuovo provvedimento. «Il provvedimento energia, che sapete essere stato approvato, è arrivato dopo molte pressioni verso il Ministero dell’Economia e anche verso altri ministeri», ha spiegato.
Il direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Roberto Solbiati, che ha messo in evidenza il radicamento territoriale e la forza patrimoniale della banca, che opera a fianco delle imprese del territorio. «Siamo l’unica banca del territorio realmente presente nell’Alto Milanese e nel Varesotto». In questo essere locale non vuol dire essere isolati: «La nostra Bcc è parte di Iccrea, un gruppo bancario, che ha il valore aggiunto di essere interamente a capitale italiano. Sono attualmente 115 banche come la nostra che hanno dato vita al gruppo, in totale abbiamo hanno 2.500 sportelli sul territorio nazionale, oltre 5 milioni di clienti e circa 22 mila dipendenti», e ha insistito sulla crescita della banca locale, sottolineando come l’istituto abbia ormai raggiunto «quasi un miliardo di impieghi» e sia destinato a crescere ancora dopo una significativa operazione di acquisizione. «Per la prima volta nel mondo del credito cooperativo abbiamo acquisito un altro istituto di credito», ha detto, spiegando che questa operazione consentirà di ampliare il territorio di competenza «fino alla città di Milano lungo tutto l’asse del Sempione». Solbiati ha poi posto l’accento sulla solidità patrimoniale: «Abbiamo una particolarità molto significativa in questo momento: l’indice di solidità della nostra banca, il CET1 Total Capital Ratio, è pari a quasi il 30%. Per fare un paragone, i grandi gruppi bancari italiani oggi si attestano sotto il 20% di questo indice di solidità. Il capitale è nostro, è del gruppo Iccrea, e quindi riteniamo di essere una realtà estremamente solida per il territorio e per le imprese che si affidano ai nostri servizi».
Un valore aggiunto, come sottolineato da Giovanni Cremona, intervenuto in rappresentanza dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Busto Arsizio. «Vorrei segnalare l’importanza delle relazioni tra l’Ordine, il sistema industriale e naturalmente anche gli istituti di credito del territorio».
La parte tecnica dell’incontro è entrata subito nel vivo con l’intervento di Gianluca De Candia, relatore e consulente di Bcc Leasing, che ha spiegato come il nuovo quadro normativo rappresenti al tempo stesso un ritorno al passato e una finestra temporale più ampia per pianificare gli investimenti. «Confindustria — bisogna ammetterlo e darle merito — ha ottenuto un grande successo», ha osservato. «Negli ultimi anni ci eravamo ormai abituati ad avere un lasso di tempo per poter pianificare gli investimenti di poco meno di un anno, quattordici mesi per la precisione. Invece, fortunatamente, con questa agevolazione abbiamo un lasso di tempo che comunque raggiunge quasi i tre anni».
Il professionista ha spiegato che l’iperammortamento «non è nient’altro che una deduzione extracontabile maggiorata» e che, proprio per questo, «va a premiare principalmente quelle aziende che conseguono degli utili». Rispetto al credito d’imposta, che era «immediatamente fruibile» tramite compensazione in F24, ora il beneficio si ottiene come deduzione dal reddito imponibile. Un passaggio che rende centrale la capacità dell’impresa di generare reddito, pur restando possibile, ha ricordato, beneficiare in parte della misura anche in caso di perdita fiscale grazie al meccanismo della riportabilità.
Entrando nei dettagli, De Candia ha ricordato che possono accedere all’iperammortamento tutte le imprese che producono reddito d’impresa, quindi società di capitali, società di persone, ditte individuali e stabili organizzazioni con sede in Italia, mentre restano esclusi professionisti, lavoratori autonomi e imprese in crisi. Tra i requisiti obbligatori figurano il rispetto della normativa sulla sicurezza e un DURC regolare. Ha inoltre spiegato che la misura non è qualificata come aiuto di Stato e che, ai fini del momento di effettuazione dell’investimento, rileva la consegna del bene; nel leasing conta la firma del verbale di consegna o, se successivo, del collaudo, mentre nell’appalto rileva l’ultimazione dei lavori.
Sul piano fiscale, il beneficio si applica a scaglioni: fino a 2,5 milioni di euro la maggiorazione è del 180%, da 2,5 a 10 milioni è del 100%, mentre da 10 a 20 milioni è del 50%. Altro punto importante affrontato dal relatore è stato quello del cumulo con altre agevolazioni: l’iperammortamento è cumulabile, salvo espressi divieti di altre misure, ma la base di calcolo su cui applicare la maggiorazione deve essere determinata al netto di altri contributi e sovvenzioni, secondo il principio della “nettizzazione”.
Non meno rilevante il tema degli adempimenti documentali. De Candia ha ricordato che sarà necessaria una certificazione contabile da parte di un revisore legale, chiamato a certificare l’effettivo sostenimento della spesa, e che tutti i documenti connessi all’investimento — ordine, acconto, fatture, canoni di leasing, fattura di riscatto — dovranno riportare, pena la perdita del beneficio, il riferimento normativo della legge di bilancio 2026. La procedura si svilupperà sul portale GSE, con una comunicazione preventiva, una conferma entro sessanta giorni con i dati dell’acconto o del contratto e una comunicazione finale al termine dell’investimento, dopo consegna e interconnessione, per poi poter accedere alla dichiarazione dei redditi con la relativa extra-maggiorazione.
A completare il quadro è stato Pier Giorgio Zuffi, commerciale di Innova Finance, che ha invitato le imprese a leggere l’iperammortamento non solo come incentivo pubblico, ma come occasione per ripensare il proprio percorso competitivo. «È un’opportunità perché ci dà un contributo pubblico di una qualche natura, ma è anche un’opportunità perché ci può far riflettere su quali investimenti fare per cercare di essere più competitivi e mantenere la nostra competitività sul mercato». E ancora: «Se io voglio sapere dove è più interessante investire per la mia azienda, quale tipologia di beni scegliere, guardare quali sono i beni agevolati e le agevolazioni pubbliche può essere un buon punto di partenza, un buono spunto per avere idee e informazioni».
Zuffi ha spiegato che il nuovo iperammortamento nasce con l’intento di tenere insieme due grandi direttrici, la digitalizzazione e l’efficientamento energetico, ereditando elementi sia dalla logica di Industria 4.0 sia da quella della Transizione 5.0. La finestra temporale è ampia: saranno agevolabili investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. I beni, però, dovranno essere effettivamente funzionali alla digitalizzazione o alla produzione di energia green, cioè all’efficientamento dei processi produttivi.
Il primo grande ambito riguarda i beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite sensori e azionamenti, cioè sostanzialmente il perimetro già noto dell’allegato A della legge del 2016. Si tratta, in concreto, di macchinari di produzione, comprese macchine operatrici mobili, che però devono possedere requisiti precisi per poter essere considerati agevolabili.
Assoservizi Legnano ha chiarito che non basta acquistare una macchina moderna: il bene deve essere dotato di elettronica, CNC o PLC, deve essere interconnesso ai sistemi informatici di fabbrica, con caricamento da remoto di istruzioni o part program, e deve dialogare con un sistema informatico esterno rispetto a quello installato sulla macchina stessa. In altri termini, la macchina deve essere collegata a una rete dati, identificata in modo univoco, per esempio tramite indirizzo IP, e deve poter ricevere istruzioni da un software di fabbrica remoto. Non solo: deve esserci anche un ritorno di informazioni, perché l’interconnessione deve essere bidirezionale. Il macchinario deve quindi comunicare con il sistema logistico della fabbrica, con la rete di fornitura o con altre macchine del ciclo produttivo, restituendo dati utili, come i pezzi prodotti o il riferimento a una commessa. A questo si aggiungono l’obbligo di avere un’interfaccia uomo-macchina semplice e intuitiva e la conformità ai più recenti parametri di sicurezza del lavoro.
Queste cinque caratteristiche sono tutte obbligatorie. Oltre a esse, il bene deve possedere almeno due ulteriori requisiti tra tre: telemanutenzione, telediagnosi o controllo remoto; monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e di processo mediante sensori; integrazione tra macchina fisica e sistemi di modellizzazione o simulazione, cioè i cosiddetti sistemi cyber-fisici. Si tratta di un passaggio decisivo, perché la norma non si limita a finanziare l’acquisto di attrezzature, ma punta a sostenere un salto di qualità nell’organizzazione digitale e intelligente della produzione.
Prima di sostituire un macchinario ancora valido, può essere utile valutare se lo stesso bene possa essere aggiornato e reso ammissibile all’agevolazione con il revamping, cioè la possibilità di intervenire su macchine già esistenti per conferire loro caratteristiche 4.0 oppure migliorarne l’efficienza energetica. Una possibilità che, a differenza della Transizione 5.0, qui ritorna in modo significativo. Possono rientrare, per esempio, interventi su macchinari già presenti nei processi produttivi per renderli interconnessi e integrati, ma anche l’inserimento di azionamenti rigenerativi, attuatori intelligenti o inverter interconnessi, cioè dispositivi che, oltre a dialogare con i sistemi aziendali, permettono anche un efficientamento energetico.
Non meno importante il fronte della gestione dell’energia. Tra i beni agevolabili rientrano infatti componenti, sistemi e soluzioni intelligenti per la gestione dell’energia, compresa la produzione destinata esclusivamente al processo produttivo, l’utilizzo efficiente e il monitoraggio dei consumi energetici, oltre alla riduzione delle emissioni: monitorare e gestire i consumi aziendali diventa ora una leva che può essere sostenuta dal nuovo iperammortamento, purché i requisiti siano mantenuti per la parte prevalente del tempo di utilizzo del bene.
Nel perimetro rientrano anche sistemi basati sull’acquisizione di immagini o altri elementi diagnostici, eventualmente supportati da algoritmi di intelligenza artificiale, per l’identificazione automatica di non conformità di prodotto o di processo. E ancora, dispositivi per l’interazione uomo-macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro. È stato anche evidenziato come la norma si allarghi a settori che in passato sembravano più marginali, comprendendo, ad esempio, anche tecnologie come i camerini virtuali e altre soluzioni avanzate per l’interazione con il cliente.
Molto forte anche l’accento posto su dati, connettività e cybersicurezza. Tra i beni ammissibili rientrano infatti infrastrutture di connettività industriale, come reti 5G private per la comunicazione industriale a bassa latenza e alta affidabilità, oltre a Wi-Fi industriali di classe enterprise. In sostanza, anche il cablaggio evoluto e i sistemi di rete funzionali all’interconnessione di fabbrica potranno beneficiare dell’iperammortamento. Lo stesso vale per le infrastrutture di sicurezza informatica, dai firewall ai sistemi di rilevazione delle intrusioni, e per le soluzioni software legate alla cybersicurezza. Sono invece esclusi beni come personal computer, notebook e tablet, esplicitamente indicati tra le esclusioni del legislatore.
Grande spazio è stato dedicato anche ai software. Tornano infatti in modo deciso gli allegati A e B, ulteriormente ampliati. Diventano ammissibili software, sistemi, piattaforme e applicazioni per l’intelligenza degli impianti e per la gestione intelligente dell’energia a livello di unità produttiva: ottimizzazione dei consumi, integrazione di impianti di produzione e accumulo, bilanciamento dei carichi, dashboard energetiche, monitoraggio della qualità dell’energia. Accanto a questi, trovano spazio anche piattaforme per la sostenibilità e la transizione ecologica, dal monitoraggio dell’impronta di carbonio al life cycle assessment, fino alle soluzioni ESG. In questa prospettiva, è stato osservato come l’intelligenza artificiale entri «prepotentemente» nel nuovo iperammortamento, con sezioni dedicate in modo esplicito a strumenti di elaborazione e gestione dei dati funzionali alla trasformazione digitale delle imprese.
Particolarmente rilevante è poi il capitolo sull’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. Il nuovo iperammortamento consente di agevolare impianti fotovoltaici destinati all’autoconsumo, superando la logica del bene trainante e del bene trainato che caratterizzava altre misure. Tuttavia non tutti gli impianti sono automaticamente ammissibili. Sono previsti costi massimi per kilowatt per i gruppi di generazione, sono ammissibili i trasformatori posti a monte dei punti di connessione della rete elettrica, i misuratori funzionali alla produzione di energia, gli impianti per la produzione di energia termica destinata esclusivamente al calore di processo, i servizi ausiliari e i sistemi di accumulo, fino a un massimo definito per kilowatt. Assoservizi Legnano ha precisato che l’impianto può essere dimensionato al massimo fino al 105% del fabbisogno energetico dell’unità produttiva interessata e che l’autoconsumo può avvenire anche “a distanza”, purché all’interno di un sito aziendale collegato fisicamente e situato entro i limiti territoriali previsti.
Infine, il relatore ha richiamato gli adempimenti procedurali, ricordando che saranno necessarie tre comunicazioni: una preventiva, una di conferma entro 60 giorni con ordine e pagamento di almeno il 20%, e una finale di completamento. È stato sottolineato anche che il rispetto della sequenza di queste comunicazioni è essenziale, pena la decadenza dall’agevolazione. Sul fronte documentale, per investimenti sotto i 300 mila euro potrà bastare un’autodichiarazione del legale rappresentante, mentre sopra questa soglia sarà obbligatoria una perizia asseverata. In ogni caso, è stata indicata come opportuna una relazione tecnica anche quando non strettamente obbligatoria, soprattutto per motivare aspetti delicati come l’interconnessione o il calcolo del limite del 105% per gli impianti energetici. Anche per l’iperammortamento, è stato ribadito, la certificazione contabile dei costi diventa un passaggio obbligatorio.
«La normativa fiscale è certamente un elemento importantissimo nella scelta degli investimenti. Tuttavia questa scelta presuppone una buona conoscenza della propria azienda: in termini di budget, di controllo di gestione e di riflessi che questi investimenti avranno negli esercizi successivi. Senza questi elementi qualsiasi scelta fiscale, per quanto ottima, per quanto opportuna e vantaggiosa, non può essere fatta in modo corretto», ha ricordato Giovanni Cremona, intervenuto in rappresentanza dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Busto Arsizio.