Arriva nella sede della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate la mostra Attraverso il Limite, visioni di Passione e Silenzio del fotografo Walter Capelli. Inaugurazione ufficiale mercoledì 7 maggio alle 19 con l’autore.

Le Cappelle del Sacro Monte di Varese viste in una luce diversa grazie alla sensibilità artistica di Walter Capelli diventano il cuore della mostra Attraverso il limite, visioni di Passione e Silenzio, pittografie su metallo contorto quando la fotografia si fa scultorea. L’esposizione sarà ospitata nella sede di Buguggiate della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate dal 4 all’8 maggio. Una mostra che non si limita a presentare immagini, ma invita il pubblico a riscoprire uno dei luoghi simbolo del territorio attraverso uno sguardo nuovo, intenso e contemporaneo.
L’inaugurazione ufficiale è in programma mercoledì 7 maggio alle ore 19 nella filiale di via Cavour 71 a Buguggiate, con rinfresco aperto al pubblico in apertura della festa patronale. L’iniziativa è promossa dalla Pro Loco di Buguggiate con il sostegno della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e di Ccr Insieme Ets, braccio operativo della banca che si occupa anche della mutua di comunità dei soci dell’istituto di credito.
Protagoniste dell’esposizione sono le cappelle della Via Sacra del Sacro Monte di Varese, reinterpretate da Capelli dopo oltre tre anni di lavoro e ricerca. L’artista ha avuto la rara possibilità di entrare all’interno delle cappelle e di fotografare una a una le sculture che animano le scene sacre. Un’esperienza intensa, vissuta a stretto contatto con opere cariche di spiritualità, storia e forza narrativa.
«Ho voluto reinterpretare nuovamente sia le scene sia le sculture stesse, soffermandomi sui loro sguardi, sulle espressioni, sui dettagli che spesso sfuggono a una visione veloce», spiega Capelli. «Per farlo ho utilizzato le mie fonti di illuminazione, luci da fotografo pensate appositamente per creare una percezione diversa rispetto a quella che normalmente ha il pellegrino o il visitatore osservando dalle grate». Proprio la luce, elemento centrale del progetto, diventa strumento creativo capace di modellare volti, esaltare gesti e restituire profondità emotiva alle composizioni all’alba o verso sera, quando la luce scolpisce.
Il titolo Attraverso il limite richiama proprio questa volontà di andare oltre ciò che appare a un primo sguardo: oltre la distanza fisica imposta dagli spazi, oltre l’abitudine visiva, oltre una fruizione superficiale del patrimonio artistico. L’obiettivo dell’autore è quello di accompagnare il pubblico dentro una dimensione nuova, in cui le cappelle del Sacro Monte rivelano particolari inattesi e una sorprendente contemporaneità.
Le immagini esposte non sono semplici fotografie, ma “pittografie”, termine che identifica una tecnica personale sviluppata dall’artista. «Sono opere uniche», spiega. «Parto da immagini fotografiche che vengono trasformate in stampe artigianali realizzate in camera oscura su lastre di ferro. Successivamente intervengo graffiando, dipingendo e modificando il supporto, fino a ricreare le scene in una forma nuova». Le lastre vengono poi piegate e modellate, assumendo una dimensione quasi scultorea che supera il tradizionale concetto di fotografia.
Accanto a queste saranno presenti anche alcune pittografie su foglia d’oro, realizzate su tavole lignee preparate artigianalmente e rese sensibili attraverso procedimenti di emulsione fotografica. Un incontro tra materiali nobili, manualità e sperimentazione tecnica che dialoga idealmente con la sacralità dei soggetti rappresentati.
Non mancheranno inoltre vedute più classiche delle architetture esterne del Sacro Monte di Varese, a testimonianza di un lavoro ampio e approfondito dedicato all’intero complesso monumentale. Una selezione significativa di queste opere arriverà ora a Buguggiate, adattata agli spazi espositivi della filiale bancaria.
L’iniziativa assume anche un valore simbolico importante: «portare l’arte dentro una filiale bancaria significa trasformare un luogo quotidiano in uno spazio di incontro e di cultura, aperto al territorio. È la dimostrazione concreta di come realtà diverse possano collaborare per creare occasioni di crescita condivisa», spiega Diego Trogher, vice presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. «L’arte ha la straordinaria capacità di valorizzare i monumenti, la storia e i luoghi simbolo del nostro territorio. Non è soltanto espressione estetica, ma anche uno strumento di memoria, identità e promozione culturale. Fa sentire le persone parte di un patrimonio condiviso. L’arte ha inoltre la straordinaria capacità di cambiare prospettiva: la mostra non si limita a esporre immagini, ma apre uno spazio di riflessione e di riscoperta collettiva, spingendo ciascuno a riconoscere il valore dei beni che appartengono alla storia del territorio. Valorizzare il patrimonio significa anche rafforzare l’identità di una comunità. Significa riconoscersi nelle proprie radici, custodire la memoria dei luoghi simbolo e trasmetterne il significato alle nuove generazioni. La bellezza, quando viene condivisa, diventa un elemento che unisce, crea appartenenza e alimenta orgoglio per il proprio territorio. Questa esposizione è un esempio concreto di come l’unione tra persone, associazioni, artisti e territorio possa generare valore per tutta la comunità e come Bcc noi siamo in prima linea».
«Si tratta di una mostra importante già esposta al Santuario di Santa Maria al Monte di Varese»., spiega Marco Martignoni, il presidente della Pro Loco di Buguggiate, «Ci teniamo a portare qualcosa di bello per il paese, anche grazie alla collaborazione con la Bcc. E’ un segno di come si possano creare connessioni tra luoghi, persone e iniziative. Quindi l’invito è semplice: venite a trovarci».
Maria Carla Ceriotti, presidente di Ccr Insieme Ets, spiega: «La mostra di Walter Capelli rappresenta non solo un evento artistico di grande rilievo, capace di offrire al pubblico opere di forte intensità espressiva e originale ricerca tecnica, ma anche un prezioso invito a guardare con occhi nuovi il patrimonio storico, culturale e spirituale che circonda la nostra comunità. Attraverso il suo lavoro, luoghi conosciuti e spesso osservati con abitudine quotidiana tornano a rivelarsi nella loro profondità, nei dettagli, nei significati e nelle emozioni che custodiscono. Attraverso il linguaggio universale dell’arte, capace di parlare a tutti senza distinzioni di età o provenienza, la mostra di Walter Capelli diventa così un ponte tra passato e presente, tra memoria e contemporaneità, tra cultura e comunità. Un’occasione concreta per riscoprire ciò che abbiamo vicino e comprenderne ancora di più il valore».
Scarica qui le foto in alta definizione e la presentazione delle opere della mostra
Ufficio stampa Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate: Eo Ipso (www.eoipso.it)
Info: Chiara Porta – cporta@eoipso.it – cell. 328 9629722
Attraverso il Limite - Visioni di Passione e Silenzio
«Penso di esserci riuscito, di aver realizzato una mostra davvero spettacolare che mi sta dando le migliori soddisfazioni ancor prima di averla presentata al pubblico; un omaggio che voglio fare a questo luogo per farlo conoscere in tutto il mondo. Volevo portare il viandante all’interno delle Cappelle, ma, al contrario, sono convinto di aver liberato le sculture portando loro lungo il Viale».
Il Sacro Monte; un luogo del silenzio lungo il quale poter ascoltare il rumore dei propri passi. Non solo una passeggiata per ammirare le bellezze del varesotto, ma un vero e proprio percorso di riflessione interiore e di riscoperta cui l’atmosfera inevitabilmente conduce. Un gioiello incastonato fra le cime delle Prealpi nel quale arte e paesaggio si fondono con estrema naturalezza, accompagnando il visitatore a partecipare di tale meraviglia. Percorrendo la salita, infatti, quattordici Cappelle hanno accompagnato sin dal 1604 i pellegrini attraverso i misteri del Rosario in esse rappresentati.
Walter Capelli, con la sua arte fotografica, ha voluto però spingersi oltre. Essere spettatore delle rappresentazioni sacre è sicuramente un’esperienza intensa ed edificante, sia da un punto di vista artistico che spirituale, ma il suo desiderio e la sua curiosità sono sempre stati quelli di poter entrare nel vivo delle Cappelle, rendendosi partecipe della scena stessa. Con il tempo si è reso conto di voler trasportare anche i viandanti al loro interno proponendo la visione delle singole statue e degli affreschi attraverso la luce dei suoi occhi. Questo perché l’idea che lo ha sempre accarezzato è stata quella di cambiare posizione alle sculture, di donare loro prospettive visibili solo da un rapporto a tutto tondo con esse e, infine, di rielaborare le immagini al fine di valorizzarne i dettagli, i volti, le espressioni e persino gli oggetti che, in modo quasi invisibile, in sottofondo, rendono reale e quotidiana la scena rappresentata. «Il Sacro Monte ce l’ho nel cuore: è un luogo vicino a casa, dove arte e religione si fondono perfettamente nell’ambiente naturale e che, grazie alla sua salita, fa pensare a qualcosa di bello da raggiungere. Non è la prima volta che, camminando, mi fermo a fare delle fotografie. Però, i miei pensieri andavano ogni volta verso qualcosa di diverso del semplice immortalare il paesaggio così come lo vediamo e del “documentare” gli interni delle Cappelle con le loro opere fine a se stesso. Volevo metterci del mio, creare qualcosa di artistico, una sorta di contribuito al fine di valorizzare il posto e di farlo conoscere sotto una luce del tutto nuova». La sua missione è diventata chiara. Attraverso la fotografia è riuscito, infatti, a liberare la staticità delle sculture, estraendo la loro vitalità forte e aggressiva secondo la sua percezione e intuizione. E non solo, poiché gli scatti sono stati enfatizzati mediante una tecnica di stampa su lastre di metallo contorte e ripiegate, arricchite da pennellate bianche e volumizzate grazie a tratti di grafite, le quali hanno prodotto un effetto di armonica tridimensionalità e di emozionante impatto visivo. Così ha visto i suoi natali la mostra Attraverso il Limite - Visioni di Passione e Silenzio, estremamente rivoluzionaria nel mostrare un Sacro Monte assolutamente inedito e vivo.
«Di per sé le sculture hanno già una loro forza, ma non potevo accontentarmi di fotografarle con la luce studiata dagli architetti che hanno progettato le Cappelle. Sono volutamente entrato con le mie luci per dare alle sculture un carattere e una veste completamente diversi, ancora più tridimensionali, forti ed espressivi, o per lo meno con l’espressione che cercavo io». Il risultato finale è stato quello di aver ottenuto dei dettagli, dei dinamismi e delle espressività che hanno portato alla nascita di opere al di là del puramente fotografico, adorne di un filo che connette passato e presente attraverso un dialogo con gli artisti che hanno modellato per primi i soggetti. «Pur sapendo di non conoscere a quale artista fosse direttamente attribuita ogni singola scultura, avevo sempre l’impressione di essere accompagnato dagli artigiani che ci hanno lavorato nella ricerca della luce o nella corretta ripresa dei personaggi, spesso ritrovandomi a pensare a chi o a cosa ciascuno si fosse ispirato». Aver avuto la possibilità di entrare fisicamente nelle Cappelle e aver potuto vivere la scena dall’interno ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale nel tessere tale rapporto: «È impressionante, pare di vivere la magia di entrare in un quadro, come un passaggio tra reale e surreale, un’esperienza straordinaria in cui lo spirito sembra tuffarsi in una dimensione in cui si respira serenità e in cui il lavoro si trasforma in pura espressione del mio io». E nel silenzio più totale, Walter ha sentito le voci delle sculture, il rumore della scena. È stato allora che è riuscito a liberare le statue, a dar loro movimento, a far prendere loro vita. La totale immersione gli ha permesso di riscoprire figure “insignificanti”, magari anche poco visibili dall’esterno, che hanno in realtà la forza di raccontare non tanto la scena nella quale sono intercalate, quanto l’animo dell’osservatore stesso; sono quei volti che si possono scorgere in mezzo alla folla, che partecipano degli eventi rappresentati come semplici spettatori, che incarnano la varietà dell’esperienza umana. «Ad esempio, durante la Crocifissione, possiamo vedere i carnefici, il pubblico che incita e poi c’è una donna, completamente indifferente, quasi messa lì per caso. Eppure, fotografandola e girandole attorno, ho pensato che forse rappresenta l’uomo comune che, di fronte ai problemi del mondo, spesso rimane inerte».
Interessante è il ruolo attribuito alle mani che spiccano rispetto ad altri dettagli e che paiono, talvolta, uscire dai quadri o interpellare direttamente l’osservatore, indicandolo: «Le mani parlano, spesso più del volto stesso. A volte, poi, indicano anche da che parte si debba guardare, spingendo l’occhio in determinate direzioni, aiutando a leggere la storia rappresentata». Riguardo ai soggetti, poi, straordinario è il fatto che la figura del Cristo, presenza fortissima e impattante nella sua cruda rappresentazione, passi quasi in “ultimo piano”, facendosi umile ancora una volta, venendo percepita non tanto attraverso la sua nuda materialità, ma grazie al coinvolgimento delle scene stesse: «Persino nella Cappella della Crocifissione, quella a mio avviso più bella, l’occhio è naturalmente portato a guardare verso l’alto, verso il Cristo. Ma il coinvolgimento in cui si è trasportati partecipando a ciò che accade ai Suoi piedi è impressionante; per questo si sente che è Lui il personaggio principale, ma solo perché la percezione che qualcosa di terribile e spettacolare al tempo stesso è appena accaduto proviene dal basso, dalla folla in subbuglio. Ciò che veramente trasmette la Sua persona è, invece, di raccoglimento dell’intera scena, grazie alle braccia spalancate che paiono protese in una sorta di grande abbraccio». Particolari restano, infine, il quadro sull’Annunciazione e sull’Ascensione di Gesù, a giudizio del fotografo le Cappelle più difficili da riprendere, dal momento in cui la prima si sviluppa solamente attraverso due sculture, l’Arcangelo e Maria, e pochissimi affreschi, motivo per il quale è stata realizzata una sola opera in metallo di tale scena. La seconda perché le sculture genuflesse presentano una posizione molto simile tra loro: «È stata una sfida, ma sono convinto, attraverso il cambio di proporzioni, di essere riuscito a creare stupore, soprattutto grazie all’affresco soprastante con la schiera degli Angeli che da fuori tende a sfuggire e che per tale ragione ho deciso di riprodurre in un’unica opera panoramica».
Con ciò, la mostra non vuole essere destinata ai soli fedeli, poiché chiunque può essere piacevolmente assorbito dalle forme e dai volumi, perdendosi nella natura umana in essi rappresentata; un ottimo strumento per riflettere e forse scoprire una fede rinnovata, perduta o mai avuta. Walter spera che le sue opere possano avere anche questa forza, la capacità di meravigliare il pubblico come è successo a lui nel momento in cui, stupito, si è reso conto del fatto che, forse, la sua persona è stata solo un tramite per dar vita alle opere, la mano e lo strumento di lavoro di qualcosa di più grande. Rimane profondamente convinto del fatto che il pubblico reagirà positivamente alla visione dei suoi scatti, come chi, facendo visita al suo studio, ha avuto la possibilità e la fortuna di vedere già parte dei lavori semi finiti o addirittura conclusi ed è rimasto sbalordito dal risultato, posto di fronte a un Sacro Monte che non aveva mai visto. Il suo obiettivo per il futuro, oltre alla presentazione di questo enorme lavoro, è rendere la mostra itinerante, un pellegrino che vuole diffondere la propria luce negli altri. Non solo, poiché nel mentre è già all’opera per realizzare una serie di scatti notturni legati all'architettura delle Cappelle, nei quali «il buio è essenziale, poiché la vera luce che deve illuminare il paesaggio è quella interiore che prova il viandante camminando». E a sentire le sue parole, un giorno tutto questo materiale potrà trasformarsi in un meraviglioso libro d’arte.
«Penso di esserci riuscito, di aver realizzato una mostra davvero spettacolare che mi sta dando le migliori soddisfazioni ancor prima di averla presentata al pubblico; un omaggio che voglio fare a questo luogo per farlo conoscere in tutto il mondo. Volevo portare il viandante all’interno delle Cappelle, ma, al contrario, sono convinto di aver liberato le sculture portando loro lungo il Viale».
Testo di Amelia Capelli