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20/05/2026
Premi Panathlon “Studio e sport”: insigniti due studenti della Liuc per il doppio impegno

Nel ricordo di Giorgio Paolo Piazza, presidente del club Panathlon recentemente scomparso, sono stati consegnati i riconoscimenti. “Un piacere premiare degli studenti meritevoli”, Annibale Bernasconi, vice direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate

Nell’Auditorium della LIUC – Università Cattaneo si è svolta ieri sera, martedì 19 maggio, l’undicesima edizione del Premio Panathlon “Studio e Sport”, appuntamento promosso dal Panathlon Club La Malpensa per valorizzare gli studenti capaci di coniugare il percorso accademico con quello agonistico. Una serata intensa, partecipata e segnata anche dalla commozione per il ricordo di Giorgio Paolo Piazza, presidente del club recentemente scomparso, alla quale hanno preso parte istituzioni, rappresentanti del mondo sportivo, universitario e imprenditoriale del territorio.

La prima premiata è stata Laura Maffini, nata a Catania il 27 dicembre 2001 e residente a Bresso, laureata il 24 febbraio 2025 e attualmente impegnata nel percorso magistrale in economia con indirizzo banche, mercati e finanza d’impresa. Sul fronte sportivo pratica dal 2008 il Vovinam Viet Vo Dao, arte marziale vietnamita, con il maestro Giuseppe Pollastri, ed è stata protagonista in nazionale italiana junior dal 2015 al 2019.

Nel ricevere il riconoscimento, Laura Maffini ha spiegato il significato dello sport nel proprio percorso personale: «Sono onorata di ricevere questo premio non solo perché rappresenta una soddisfazione personale, ma soprattutto perché rappresenta una grande possibilità di poter diffondere il mio sport che purtroppo nel nostro Paese è poco seguito e conosciuto rispetto ad altre nazioni e soprattutto perché mi ha accompagnato quotidianamente da ormai 18 anni e mi ha permesso di superare moltissime difficoltà grazie a quelli che sono i suoi insegnamenti principali come il rispetto, la disciplina e soprattutto l’organizzazione che si riflette poi nella vita quotidiana non solo nello sport ma anche nello studio».

Il secondo premiato è stato Mattia Sessolo, nato a Varese il 13 agosto 2004 e residente a Cassano Magnago, studente del corso triennale in economia con orientamento management dello sport. Sessolo vanta un importante percorso calcistico nelle giovanili di Union Villa Cassano, Cedratese, Torino Club, Marco Parolo e Caronnese, ed è attualmente impegnato in uno stage all’Atalanta nelle attività organizzative e logistiche della società.

Nel suo intervento il giovane studente-atleta ha sottolineato l’importanza formativa dello sport: «Penso che lo sport sia stato uno dei fattori più importanti per la mia iniziale formazione da questo punto di vista. Per quanto riguarda l’attività calcistica che ormai pratico da quindici o sedici anni, sicuramente mi ha aiutato per quanto riguarda le soft skills, nel team building che è sempre più richiesto anche in ambito universitario e soprattutto nelle prime esperienze lavorative che sto facendo». Sessolo ha poi ripreso le riflessioni del professor Palmieri: «Penso sia sempre fondamentale avere una buona base sulla conoscenza di sé stessi e su quelli che sono i propri limiti e i propri punti di forza». Infine ha rivolto un ringraziamento personale: «Volevo concludere ringraziando il professor Palmieri, che mi sta aiutando in questo percorso sia trasversalmente per quanto riguarda l’ambito accademico sia quello lavorativo, e poi desidero ringraziare la mia famiglia qui presente, con la mia ragazza».

Il cerimoniere Giovanni Castiglioni, in apertura di evento, ha richiamato il significato profondo dell’iniziativa citando Luciano De Crescenzo: lo studio, ha ricordato, non deve essere considerato un peso, ma «la forma più gloriosa di gioco». Un concetto che ha accompagnato tutta la cerimonia, culminata nella consegna delle borse di studio sostenute dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, presente in sala con due rappresentati di prestigio, Annibale Bernasconi, vice direttore generale dell’istituto di credito, e Simone Mantovani, responsabile Affari societari della Bcc.

Proprio il sostegno della banca di credito cooperativo è stato più volte sottolineato nel corso della serata. A rappresentare l’istituto è intervenuto il vice direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Annibale Bernasconi, che ha evidenziato il valore sociale del premio e l’importanza di sostenere i giovani meritevoli. «È un piacere ed un onore essere qui questa sera. Un piacere perché accompagniamo ormai da qualche anno il sodalizio Panathlon che riteniamo essere una realtà importante del nostro territorio. Grazie per quello che fate! È un piacere essere qui in un momento in cui andiamo a premiare degli studenti. Come ha detto bene il sindaco: è bello potere avere qui con noi dei ragazzi che si distinguono nello studio e nel contempo nello sport». Bernasconi ha poi richiamato il ruolo della banca cooperativa nel tessuto locale: «La banca tra i suoi compiti ha quello di valutare il merito creditizio della controparte. Questo per voi oggi è davvero un premio al merito, un grande esempio per tutti ed anche un impegno per le istituzioni del territorio, come la banca di credito cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate che io oggi qui rappresento. Il nostro impegno è di sostenere nel tempo iniziative meritevoli come queste. È il nostro territorio, raccogliamo denaro dal territorio, è un’attività istituzionale, lo prestiamo al territorio, un’altra attività istituzionale, ma allo stesso tempo siamo di supporto al territorio, ed anche questa è un’attività istituzionale, per iniziative meritevoli, che vanno dal campo sportivo, ma anche culturale, sociale ed assistenziale. È l’essere differenti del modello del credito cooperativo. Complimenti a chi questa sera sarà premiato».

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il professor Antonio Palmieri, docente LIUC del corso “Management dello sport e degli eventi sportivi”, che ha proposto agli studenti una riflessione sul valore delle competenze e sulla crescita personale. «Bisogna crescere le competenze durante l’esperienza lavorativa. Sul tema delle competenze si apre un dibattito: esistono soft skills ma anche hard skills, ovvero competenze tecniche. Quelle hard: imparo a gestire bene il conto economico di una società sportiva, sono bravo a gestire i progetti di sviluppo all’interno di una società sportiva. Ma poi ci vogliono le famose competenze soft, cioè la capacità di collaborare, di fare squadra, per utilizzare un termine sportivo, di integrarsi, cioè la dimensione relazionale con le persone. Questa è una competenza secondo me chiave non solo nel mondo dello sport ma in generale nel mondo lavorativo».

Palmieri ha quindi insistito sull’importanza delle relazioni costruite negli anni universitari: «Un secondo aspetto che secondo me è importante vorrei rimarcare è la capacità di sviluppare un proprio network che può essere utile durante l’attività lavorativa. Probabilmente il network si inizia a formare nei banchi di scuola e di università, che magari con i colleghi si creano relazioni, si rimane in contatto e magari con i colleghi di corso poi in un futuro si possono utilizzare questi contatti ai fini lavorativi. Quindi l’invito è sì, va bene sviluppare le competenze, ma anche attenzione: creiamo e sviluppiamo un network che ci può essere utile nell’attività lavorativa».

Il docente LIUC ha poi concluso citando Peter Drucker e il tema della gestione di sé stessi: «Bisogna imparare a gestire se stessi prima di pensare di gestire gli altri. Il punto di partenza dell’attività di management non è l’azienda. Si comincia gestendo se stessi, scoprendo i propri punti di forza e mettendosi nelle condizioni in cui questi punti di forza possono essere produttivi. Non è facile conoscere i propri punti di forza. Poche persone sanno davvero in cosa hanno talento e capacità. Per questo scoprire i propri punti di forza richiede tempo e impegno. È anche necessario lavorare per superare le proprie debolezze. Tuttavia, anche impegnandosi al massimo per diventare ragionevolmente competenti in un’area in cui non si è realmente portati, non si diventerà mai protagonisti di alto livello. Lo si diventa invece collocandosi in un’area in cui i propri punti di forza contano davvero e impegnandosi a svilupparli». E ancora: «Dopo aver imparato a gestire se stessi, si potrà passare a gestire le persone con cui si lavora. Anche in questo caso bisogna collocare le persone in ruoli e posizioni in cui i loro punti di forza possono produrre risultati e le loro debolezze risultino irrilevanti».

Tra gli interventi istituzionali anche quello del vicesindaco e assessore allo sport di Busto Arsizio Luca Folegani, che ha ricordato il rapporto tra sport e formazione culturale: «Il mondo dello sport non è niente senza una base, una preparazione dietro. Io penso che un atleta, per quanto sia forte dal punto di vista tecnico, senza la cultura, senza saper affrontare, sarà sempre un atleta un pochino monco a mio avviso. Tanto è vero che spesso capita che i più grandi uomini di sport, una volta interrotta la carriera sportiva, riportano successi significativi anche nel mondo della managerialità e dell’imprenditoria».

Momento centrale della serata è stato l’intervento del noto giornalista e telecronista sportivo Franco Bragagna, accolto con grande affetto dal pubblico. Bragagna ha alternato ironia, ricordi personali e riflessioni profonde sul giornalismo e sullo sport. «Per i bambini come me, voi non potete immaginare cosa fu Roma 1960, quei Giochi Olimpici. Non c’ero, ero in fasce, ma mi hanno raccontato che li vidi in un bar di Padova davanti al televisore, perché dietro, come dice sempre Eraldo Pecci, si vede poco». Con il suo stile inconfondibile, ha poi scherzato sui “filosofi francesi” Asterix e Obelix prima di affrontare il ricordo dell’amico Giorgio Paolo Piazza: «C’est la vie. La morte è parte della vita. Bisogna raccontarla comunque».

Profondamente emozionato, Bragagna ha ricordato il legame con il Panathlon Club La Malpensa e con Piazza: «Due anni fa grazie al Panathlon Club La Malpensa mi è stato assegnato un favoloso premio alla carriera. Giocasti mi chiamò per poterci essere qui. Amiamo tutti lo sport. È una malattia molto bella essere appassionati di sport». Il giornalista, che dopo oltre trentacinque anni in Rai ha iniziato una nuova collaborazione con Sky Sport in vista di Milano Cortina 2026, ha poi riflettuto sul mestiere del cronista sportivo: «Il giornalista rispetto a chi racconta pubblicità o un comizio elettorale ha l’obbligo della verità. Il giornalista sportivo talvolta è definito con un aggettivo qualificativo, ma deve qualificare. Quindi anche lo sport va raccontato, possibilmente se lo si conosce, anche con un minimo di competenza». E ancora: «Il fascino discreto della competenza si vede da queste cose. Qualche volta anche i giornalisti si sbagliano, ma il giornalista sportivo ha l’obbligo della verità per deontologia professionale».

Durante la cerimonia sono stati quindi presentati i due vincitori dell’edizione 2026 del premio. Giovanni Castiglioni ha illustrato il bando, rivolto agli studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale di economia e ingegneria gestionale, sottolineando i requisiti di merito accademico richiesti.

La serata si è conclusa tra applausi, fotografie e il comune impegno a portare avanti lo spirito del Premio “Studio e Sport”, nel segno dei valori del fair play, della formazione e del legame tra territorio, università e sport. Un’eredità che il Panathlon Club La Malpensa ha voluto dedicare, con grande emozione, alla memoria di Giorgio Paolo Piazza.

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