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19/06/2026
Cinquant’anni di toga e nuovi ingressi: l’avvocatura bustocca guarda al futuro e fa luce sulle criticità del presente

La BCC di Busto Garolfo e Buguggiate al fianco dell’Ordine degli Avvocati nella Festa del Solstizio. Premiati Liberto Losa e Aldo Travi per i 50 anni di professione. Benvenuto a dieci nuovi avvocati. Durante l’evento l’allarme sul Giudice di Pace: «Alcune cause civili rinviate fino al 2033».

Un passaggio simbolico tra la storia e il futuro dell’avvocatura bustocca ha caratterizzato la Festa del Solstizio d’Estate organizzata dall’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio, che si è svolta il 18 giugno nella suggestiva cornice di Villa Buttafava a Cassano Magnago. Una serata dedicata all’incontro tra le nuove generazioni di professionisti e coloro che hanno contribuito a scrivere la storia del foro bustese, sostenuta anche dalla BCC di Busto Garolfo e Buguggiate, da anni vicina alle realtà associative e professionali del territorio. La serata ha voluto rafforzare il senso di appartenenza alla comunità professionale, favorendo il dialogo tra chi si affaccia oggi alla professione e chi ne custodisce l’esperienza maturata in decenni di attività.

Con oltre 1.200 iscritti e 75 praticanti, quello di Busto Arsizio è un foro importante per il territorio, che si estende da Casale Litta fino a Parabiago, comprendendo anche Legnano, e ovviamente Busto Arzio. 

Momento centrale della serata è stata la premiazione degli avvocati che hanno raggiunto il prestigioso traguardo dei cinquant’anni di professione forense. A ricevere il riconoscimento sono stati Liberto Losa e Aldo Travi, professionisti che hanno rappresentato per decenni un punto di riferimento per l’avvocatura del territorio.

Accanto a loro sono stati presentati e premiati i dieci giovani professionisti che entrano a far parte della comunità forense bustocca: Arianna Bolzani, Mattia Lorenzo Farioli, Gaia Filocamo, Alberto Giudici, Sabrina La Gorga, Giacomo Larcinese, Rosanna Laudisa, Micole Lombardo, Kevin Tagliarini e Alessandra Tronconi. Un momento particolarmente significativo che ha idealmente unito la memoria e l’esperienza dei professionisti storici con l’entusiasmo e le prospettive delle nuove generazioni.

A portare il saluto della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate è stato il presidente Roberto Scazzosi, che ha sottolineato il valore della collaborazione con l’Ordine degli Avvocati. «La collaborazione tra la nostra banca e l'Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio dura ormai da diversi anni e rappresenta pienamente il nostro modo di essere sul territorio. La vicinanza che dimostriamo a questa realtà si inserisce nella missione della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate, una banca che ogni giorno contrasta il fenomeno della desertificazione bancaria, mantenendo una presenza fatta non soltanto di credito e servizi, ma soprattutto di persone e relazioni umane. L'Ordine degli Avvocati svolge un ruolo fondamentale all'interno della comunità, rappresentando un presidio di legalità e di tutela dei diritti. Per questo siamo particolarmente lieti di sostenere un rapporto di collaborazione che, nel corso degli anni, si è consolidato sulla base di valori condivisi e di una comune attenzione al territorio e ai cittadini».

Il tesoriere dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio, Carlo Alberto Cova, ha espresso soddisfazione per la collaborazione con la banca di credito cooperativo e per la riuscita dell’iniziativa. «Voglio sottolineare che siamo molto contenti del sostegno che anche quest'anno la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha voluto garantire alla nostra iniziativa. Siamo molto soddisfatti anche dal punto di vista dei rapporti professionali che nel tempo si sono consolidati. In questa occasione abbiamo premiato gli iscritti che hanno raggiunto i 50 anni di professione e dato il benvenuto a dieci giovani avvocati che entrano a far parte della nostra comunità professionale».

A margine dell’evento, il presidente dell’Ordine ha inoltre richiamato l’attenzione sulla grave situazione dell’Ufficio del Giudice di Pace di Busto Arsizio. «Si tratta di un problema enorme: l'ufficio non è semplicemente fermo, è ormai fossilizzato. I ritardi accumulati sono mostruosi e la situazione è diventata inaccettabile. Siamo arrivati al punto che alcune cause civili vengono rinviate al 2033. È legittimo chiedersi quale utilità possa avere una causa che arriverà a sentenza tra otto anni. Nel frattempo le persone non solo possono aver cambiato completamente le proprie condizioni di vita, ma potrebbero anche non esserci più… così la causa si chiude».

Cova ha quindi illustrato i numeri dell’emergenza. «Abbiamo un arretrato di circa 20 mila provvedimenti tra sentenze e decreti ingiuntivi. Facendo alcuni calcoli, anche con l'arrivo di nuovi magistrati sarebbero necessari circa quindici anni per smaltire completamente l'arretrato accumulato. Attualmente i giudici in servizio sono cinque, mentre la pianta organica ne prevederebbe otto. A mio avviso, per garantire un funzionamento adeguato ne servirebbero almeno venti. A questo si aggiunge una grave carenza di personale amministrativo, anch'esso fortemente sottodimensionato, con la conseguenza che molte attività non riescono a essere svolte nei tempi necessari.

Inoltre, gran parte dei giudici di pace attualmente in servizio opera con incarichi non esclusivi. Questo significa che, oltre all'attività di giudice di pace, continuano a svolgere la professione forense e possono dedicare alle udienze soltanto alcuni giorni alla settimana. Di conseguenza, il tempo a disposizione dei cittadini si riduce ulteriormente».

Infine, il riferimento agli interventi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. «Con il PNRR si è puntato giustamente al raggiungimento degli obiettivi fissati per i tribunali ordinari, ma gli uffici del giudice di pace sono rimasti sostanzialmente esclusi da questo percorso. Ora che la scadenza degli obiettivi del PNRR è ormai alle porte, auspichiamo che da luglio si inizi finalmente a guardare anche a quegli uffici che finora sono rimasti fuori dagli interventi di potenziamento, a partire proprio dal Giudice di Pace di Busto Arsizio».