
Può esistere un’economia che non abbia nella competizione il proprio unico motore? Possiamo produrre valore senza dimenticare le persone, le relazioni e le comunità?
Sono domande che sentiamo particolarmente vicine alla nostra identità di Banca di Credito Cooperativo e che, dal 10 al 12 settembre, porteremo al centro di una tre giorni a Busto Garolfo dedicata all’“Economia fraterna”, attraverso incontri, riflessioni, teatro, una mostra e musica. Il filo conduttore è un messaggio semplice e, nello stesso tempo, profondamente attuale: “L’economia fa scuola. Quando è in comunione, non in competizione”.
Per noi non si tratta soltanto di sostenere un’iniziativa culturale. Significa tornare alle nostre radici e interrogarci su che cosa voglia dire, oggi, essere una banca del territorio.
«Parlare oggi di economia francescana significa affrontare una questione estremamente contemporanea: chiederci quale sia il fine dell’economia e quale posto vogliamo assegnare alla persona -spiega il nostro presidente Roberto Scazzosi-. Francesco ci consegna un’idea che può apparire lontana dalle logiche economiche moderne e che invece le interroga profondamente: la ricchezza acquista pienamente valore quando diventa relazione, opportunità, crescita condivisa e bene per la comunità. Non significa negare il mercato, l’impresa, il profitto o la competizione. Significa rimetterli nella giusta prospettiva, ricordando che sono strumenti e non fini».
È una riflessione che parla direttamente anche della nostra storia. Le Casse Rurali nacquero alla fine dell’Ottocento per dare una risposta concreta ai bisogni delle comunità locali, mettendo insieme risparmio, credito, mutualità e responsabilità sociale. La nostra Bcc nasce a Busto Garolfo nel 1897, dentro quello stesso movimento che cercava una strada capace di coniugare sviluppo economico e dignità della persona.
Quasi 130 anni dopo, quella domanda resta attuale. Per noi essere una banca del territorio significa certamente raccogliere risparmio, finanziare famiglie e imprese e offrire servizi competitivi. Ma significa anche contribuire a costruire benessere, creare legami, sostenere il Terzo settore, la cultura, la prevenzione, i giovani e tutte quelle realtà che rendono più forti le nostre comunità. È la mutualità che diventa concreta e quotidiana.
Tre giorni, tanti linguaggi e una stessa domanda
Il cuore della manifestazione sarà giovedì 10 settembre nella Sala Don Besana di via Manzoni 50 a Busto Garolfo. Alle 15.30 aprirà la mostra “Economia fraterna”, con il professor Raffaele Albè. Alle 18 inizierà la conferenza con i saluti del sindaco Giovanni Rigiroli, dell’assessore Stefano Carnevali e del parroco don Giovanni Patella.
La riflessione passerà poi attraverso il teatro, con “Il Cantico economico” in pillole della Compagnia dei Gelosi, per arrivare al dialogo tra lo storico Gabriele Ruggeri, fra Felice Autieri OFMConv, storico francescano, e Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse. Le conclusioni saranno affidate al nostro presidente Roberto Scazzosi.
La mostra resterà aperta anche venerdì 11 settembre dalle 15.30 alle 18.30, mentre sabato 12 settembre sarà la musica a raccogliere il messaggio delle giornate precedenti: alle 21, all’Oratorio Sacro Cuore di Busto Garolfo, Angelo Branduardi porterà in scena “Il Cantico”, concerto organizzato dalla Parrocchia SS. Salvatore e Margherita.
La tre giorni nasce dalla collaborazione tra la nostra Bcc, CCR Insieme Ets, Economia Fraterna e l’Unità Pastorale di Busto Garolfo e Olcella, con il patrocinio del Comune di Busto Garolfo. Realtà diverse che hanno scelto di mettere insieme sensibilità ed esperienze per provare a rispondere, attraverso linguaggi differenti, a una stessa domanda: quale economia vogliamo costruire?
Una domanda che riguarda anche noi e il modo in cui vogliamo continuare a fare banca.
«Francesco non ci ha lasciato un manuale di economia -conclude Scazzosi-. Ci ha lasciato qualcosa di forse ancora più importante: un modo diverso di guardare alle persone e alle relazioni. La sfida è trasformare quel pensiero in scelte concrete. Per una banca come la nostra significa continuare a crescere senza perdere le proprie radici, essere competitivi senza dimenticare la cooperazione e produrre valore sapendo che una parte di quel valore deve necessariamente tornare alle comunità che hanno permesso alla banca di nascere e crescere. Questa è, in fondo, l’idea di economia che la nostra Bcc cerca di praticare ogni giorno da quasi 130 anni».