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04/11/2026
Banche di comunità, Teresa Fiordelisi (BCC Iccrea): «La fiducia è il primo capitale di una comunità»
Nel primo appuntamento di “Piazza Grande, dove la finanza incontra l’economia reale”, iniziativa lanciata per il mese dell’educazione finanziaria, la vicepresidente del Gruppo BCC Iccrea racconta il valore del credito cooperativo, il legame con i territori e le sfide della trasformazione digitale. «L’intelligenza artificiale servirà a supportare i nostri collaboratori, non a sostituirli».

Non tutte le banche sono uguali. A fare la differenza non sono soltanto i prodotti finanziari, i servizi offerti o le condizioni di accesso al credito, ma anche il rapporto con le persone, la conoscenza delle comunità locali e la capacità di accompagnare lo sviluppo economico dei territori. È questo il messaggio al centro della prima puntata di “Piazza Grande, dove la finanza incontra l’economia reale”, la nuova serie di otto vodcast ideata da BCC Iccrea, gruppo di cui fa parte anche la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, e lanciata in occasione del Mese dell’Educazione Finanziaria, con l’obiettivo di raccontare i grandi temi dell’economia attraverso un linguaggio chiaro, accessibile e divulgativo.

Protagonista dell’appuntamento, condotto da Davide Rentini, giornalista di Class CNBC, è Teresa Fiordelisi, vicepresidente del Gruppo BCC Iccrea, che approfondisce le caratteristiche distintive delle Banche di Credito Cooperativo, il loro ruolo a sostegno di famiglie e imprese e le prospettive di un modello bancario chiamato a confrontarsi con digitalizzazione e intelligenza artificiale.

«Una BCC è innanzitutto una banca a mutualità prevalente, quindi trova il suo fulcro nei soci che la compongono, che ne sono i proprietari e che poi sono i primi destinatari della sua azione sul territorio», spiega Fiordelisi. La peculiarità del credito cooperativo risiede proprio nella sua natura di banca radicata nelle comunità locali, con un modello che da oltre un secolo mette al centro persone, imprese e sviluppo economico. «È una banca del territorio perché nasce dal territorio con l’obiettivo di creare valore in quello stesso territorio in cui opera ed è una banca di comunità perché mette sempre al centro le persone e quindi le imprese, soprattutto le famiglie, le comunità locali e con una visione di lungo periodo».

Un concetto che si traduce in un meccanismo economico concreto: il risparmio raccolto localmente viene trasformato in credito destinato a sostenere l’economia dello stesso territorio. «Significa conoscere proprio da vicino, direttamente, le esigenze delle famiglie e delle imprese e soprattutto significa anche trasformare il risparmio che viene raccolto sul territorio in credito, quindi in sostegno all’economia reale esattamente di quel territorio». Un modello che Fiordelisi paragona a una forma di economia circolare, quasi a chilometro zero: «Si raccoglie da un territorio e si reinveste su quello stesso territorio».

Uno degli elementi centrali del modello cooperativo è il rapporto diretto tra banca e cliente, una relazione che consente di valutare le esigenze delle famiglie e il potenziale delle imprese andando oltre i soli indicatori finanziari. «Le nostre sono banche di relazione. Quindi per noi è fondamentale coltivare le relazioni con le persone che vivono e che lavorano sul territorio della banca», osserva Fiordelisi. La conoscenza personale diventa così un elemento determinante anche nelle decisioni di finanziamento. «Per noi i clienti non sono semplici clienti, utenti piuttosto che persone indistinte, ma sono persone ben individuate con cui instauriamo un rapporto di fiducia e sappiamo che la fiducia è il primo capitale di una comunità».

È il principio del cosiddetto credito di relazione, fondato non soltanto sui dati quantitativi, ma anche sulle informazioni qualitative che derivano dalla conoscenza del contesto economico e produttivo. «Se la banca conosce bene a fondo il territorio e il tessuto produttivo riesce anche a valutare meglio i progetti, a comprendere meglio il potenziale di un’impresa al di là, al di sopra dei semplici numeri». Un approccio che può fare la differenza soprattutto per artigiani, piccole e medie imprese e attività economiche locali. «In questo modo il credito diventa strumento di sviluppo e non solo una semplice transazione finanziaria», sottolinea la vicepresidente.

Il legame con il territorio non si esaurisce nell’erogazione dei finanziamenti, ma si estende alla destinazione delle risorse e degli utili prodotti dall’attività bancaria. Fiordelisi ricorda che il modello cooperativo prevede specifici vincoli normativi: almeno il 50% degli impieghi deve essere destinato ai soci e almeno il 95% dei finanziamenti deve essere indirizzato alla zona di competenza territoriale della banca. Inoltre, almeno il 70% degli utili deve essere destinato a riserve indivisibili, vincolate all’esercizio dell’attività bancaria. Le risorse disponibili possono contribuire anche al sostegno di iniziative sociali, culturali, artistiche e ambientali, attraverso interventi di beneficenza e contributi a favore del mondo non profit. È proprio questa capacità di generare valore diffuso a distinguere, secondo Fiordelisi, una banca di comunità da un intermediario finanziario tradizionale.

Il radicamento locale si accompagna oggi alla forza di un’organizzazione bancaria nazionale. Dal 2019 le BCC aderiscono a gruppi bancari cooperativi, un assetto che permette loro di mantenere la propria identità territoriale beneficiando al tempo stesso di servizi, tecnologie e partnership strategiche. «Il modello del gruppo bancario cooperativo non è un modello minore, anzi il Gruppo BCC Iccrea è il maggior gruppo bancario cooperativo italiano», evidenzia Fiordelisi.

I numeri illustrati durante il vodcast delineano la dimensione del Gruppo: 111 banche aderenti, oltre 2.400 sportelli distribuiti da Nord a Sud, più di 900mila soci e una presenza in 400 comuni italiani nei quali le BCC rappresentano l’unica realtà bancaria. Il Gruppo BCC Iccrea, ricorda inoltre Fiordelisi, è il secondo gruppo bancario italiano per numero di sportelli e l’unico gruppo bancario nazionale interamente a capitale italiano, sottoposto alla vigilanza della Banca Centrale Europea. Un’organizzazione che consente alle singole banche di conservare prossimità e conoscenza del territorio, potendo contare al tempo stesso sulle capacità operative e tecnologiche di un grande gruppo.

Tra gli esempi più significativi del ruolo svolto dalle banche di comunità, Fiordelisi richiama l’esperienza della pandemia da Covid-19. In quella fase, caratterizzata da incertezza economica e difficoltà per famiglie e imprese, le BCC hanno continuato a garantire la presenza delle filiali e il sostegno creditizio alle comunità. «Le nostre banche hanno continuato a garantire l’apertura continuativa di tutte le filiali fisiche e proprio per mantenere quel contatto, quella vicinanza con le persone che in quel momento erano smarrite e avevano bisogno di punti di riferimento».

Una scelta che, secondo la vicepresidente, ha dimostrato l’importanza di un rapporto costruito nel tempo. «Anche in quella fase le BCC non hanno smesso di sostenere le famiglie e le imprese, anzi. Con un’azione anticiclica hanno continuato a garantire il credito e la vicinanza, in quel momento di grande bisogno». La conclusione è netta: «D’altra parte, è nei momenti, nelle situazioni difficili, che una relazione che è costruita nel tempo dimostra tutto il suo valore».

Lo sguardo si sposta infine sulle sfide dei prossimi anni, a partire dalla crescente digitalizzazione dei servizi bancari e dalla diffusione dell’intelligenza artificiale. In un contesto nel quale operazioni, investimenti e finanziamenti possono essere gestiti attraverso smartphone e applicazioni, il modello della banca di comunità potrebbe apparire superato. Per Fiordelisi, invece, è vero il contrario. «Oggi i clienti chiedono sia servizi digitali molto efficienti e sia una consulenza qualificata. Queste due dimensioni sono complementari, non si escludono».

La tecnologia rappresenta uno strumento per migliorare rapidità ed efficienza, mentre la relazione personale conserva un ruolo decisivo nelle scelte economiche più importanti. «La tecnologia serve per semplificare le operazioni, ma la relazione umana di cui parlavo prima resta fondamentale quando si tratta di fare scelte importanti per la propria famiglia o per la propria impresa».

Una visione che riguarda anche l’intelligenza artificiale, sulla quale il Gruppo BCC Iccrea sta investendo per innovare i propri servizi. «Il nostro gruppo sta investendo e molto sull’intelligenza artificiale perché renderà i servizi più rapidi, più efficienti. Però la fiducia, l’ascolto, la comprensione delle esigenze delle persone non potranno essere mai automatizzate».

L’obiettivo non è dunque sostituire il personale bancario, ma metterlo nelle condizioni di offrire servizi migliori. «L’intelligenza artificiale serve e servirà a supporto dei nostri collaboratori di filiale, ma non in loro sostituzione», ribadisce Fiordelisi, sottolineando che il futuro del credito cooperativo continuerà a fondarsi sull’integrazione tra innovazione tecnologica e relazione umana.

Il messaggio che emerge dalla prima puntata di “Piazza Grande” è quindi quello di un modello bancario che guarda al futuro senza rinunciare alle proprie radici. Perché, in un sistema finanziario sempre più digitale, la conoscenza delle persone, la fiducia e la vicinanza alle comunità restano elementi fondamentali per trasformare il risparmio in sviluppo e la finanza in economia reale.

I prossimi appuntamenti di “Piazza Grande”

La serie proseguirà con sette nuovi episodi dedicati al risparmio, agli investimenti, alla previdenza e alle trasformazioni dei mercati finanziari. Il calendario prevede il 10 novembre “PIR: il risparmio che investe in Italia”; il 24 novembre “Previdenza: pensare al domani oggi”; il 9 dicembre “AI e mercati finanziari: bolla o megatrend?”; il 15 dicembre “Il rischio di non rischiare: evitare il rischio significa rinunciare al rendimento”; il 12 gennaio “Private Markets: investimenti alternativi e finanza straordinaria”; il 19 gennaio “Longevità e passaggio generazionale: il valore del tempo e delle eredità”; e infine il 26 gennaio “I giovani investitori, la Generazione Z e l’educazione finanziaria 2.0”.