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05/11/2026
Varese, dal 7 al 29 novembre a Sala Veratti la mostra di Silvia Rastelli “Come sopra così sotto”: l’arte contemporanea dialoga con gli affreschi del passato
Inaugurazione sabato 7 novembre alle 17. L’esposizione affronta temi come la genitorialità, la pace, la fragilità e il cambiamento climatico. Lo storico spazio espositivo di Varese è stato valorizzato anche grazie al contributo della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Ingresso libero.

Un padre con il bambino che dialoga con l'immagine della Madonna con il Bambino, una moderna Sibilla Cumana che interroga il presente e cerca di immaginare il futuro, figure contemporanee che si confrontano con gli affreschi di un antico convento. È un incontro tra epoche, immagini e significati quello proposto da Silvia Rastelli nella mostra “Come sopra così sotto”, che sarà inaugurata sabato 7 novembre alle ore 17 a Sala Veratti, a Varese, e resterà aperta al pubblico fino a domenica 29 novembre 2026.

L'esposizione, curata dalla stessa artista insieme a Silvia Vacca, con la collaborazione dell'operatore culturale Roberto Dominelli, propone una riflessione sul rapporto tra passato e futuro, utilizzando l'arte contemporanea per rileggere le immagini e i simboli custoditi in uno degli spazi storici della città. L'iniziativa si inserisce nella programmazione culturale del Comune di Varese e dei Musei Civici, che attraverso Sala Veratti offrono occasioni di incontro tra il patrimonio artistico del territorio e le espressioni dell'arte contemporanea.

Il luogo scelto per la mostra assume un significato particolare. Sala Veratti, un tempo refettorio dell'ex convento di Sant'Antonio, conserva un patrimonio di affreschi che diventa parte integrante del progetto espositivo. Le opere di Silvia Rastelli non si limitano infatti a occupare lo spazio, ma instaurano un dialogo con le immagini presenti sulle pareti e sul soffitto, riprendendone i soggetti e reinterpretandoli attraverso la sensibilità contemporanea.

Le opere pittoriche figurative, realizzate in grafite e acrilico su pannelli di legno di pioppo, si affiancano a installazioni site-specific, concepite in relazione alle caratteristiche architettoniche e decorative della sala. Ne nasce un percorso nel quale le immagini del passato trovano nuovi corrispettivi e significati, invitando il visitatore a osservare ciò che accomuna esperienze umane appartenenti a epoche differenti.

Uno degli esempi più significativi è il confronto tra la Madonna con il Bambino e la rappresentazione contemporanea di un padre con il proprio figlio. Due immagini che, pur appartenendo a contesti culturali e iconografici diversi, richiamano il tema della genitorialità, della protezione e del rapporto tra le generazioni. Allo stesso modo, i puttini della tradizione pittorica entrano in relazione con gli amorini allegorici raffigurati sulle pareti, creando rimandi tra linguaggi artistici lontani nel tempo.

Un altro elemento centrale dell'esposizione è la figura della Sibilla Cumana, personaggio della mitologia classica associato alla profezia e alla conoscenza del futuro. Silvia Rastelli ne propone una reinterpretazione attraverso un'opera nella quale raffigura se stessa nei panni di una nuova sibilla, chiamata simbolicamente a interrogare il presente e a confrontarsi con le incertezze del domani. Il riferimento alla figura mitologica diventa così un'occasione per riflettere sulle trasformazioni della società e sulle domande che accompagnano il nostro tempo.

Genitorialità, pace, fragilità, integrazione e cambiamento climatico sono alcuni dei temi che attraversano il percorso espositivo. Questioni contemporanee che l'artista affronta attraverso immagini e simboli, senza proporre risposte definitive, ma lasciando allo spettatore la possibilità di costruire una propria interpretazione.

Il titolo stesso, “Come sopra così sotto”, richiama il rapporto tra dimensioni apparentemente contrapposte: l'alto e il basso, il sacro e il profano, il passato e il futuro. Elementi che nelle opere di Rastelli si incontrano e si rispecchiano, suggerendo come le esperienze e le inquietudini dell'essere umano possano attraversare i secoli, pur assumendo forme e significati differenti.

Particolarmente riconoscibile è la tecnica pittorica dell'artista, che utilizza la grafite per costruire con precisione i volti e le figure umane, accostandoli a sfondi monocromatici realizzati con colori acrilici intensi. I suoi ritratti si distinguono per l'accuratezza del disegno, le delicate variazioni chiaroscurali e gli sguardi spesso enigmatici, capaci di trasmettere una sensazione di sospensione e contemplazione.

Nella ricerca di Silvia Rastelli, il volto umano assume un significato che va oltre la semplice rappresentazione fisionomica. Le persone ritratte diventano simbolicamente territori, luoghi nei quali si incontrano identità, culture, esperienze e memorie differenti. L'artista interpreta le fisionomie come vere e proprie geografie dell'interiorità, nelle quali i tratti individuali raccontano anche la complessità del tessuto sociale.

Nata a Piacenza nel 1983, Silvia Rastelli è pittrice, danzatrice e art performer. La sua formazione artistica si sviluppa tra discipline differenti. Parallelamente allo studio della danza, consegue la laurea in Pittura e in Area del Contemporaneo all'Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. Figlia d'arte, trascorre parte dell'infanzia nella bottega del padre, dove si avvicina direttamente alla pratica artistica e apprende i primi elementi del mestiere.

Questa formazione multidisciplinare caratterizza ancora oggi il suo lavoro, nel quale il segno pittorico e il gesto corporeo rappresentano due modalità complementari di indagine della realtà. Attraverso la pittura e la performance, Rastelli esplora le relazioni umane, le identità individuali e collettive e le trasformazioni della società, con particolare attenzione ai temi della convivenza e del superamento dei pregiudizi.

Nel corso della sua carriera ha esposto in Italia e all'estero, partecipando a iniziative artistiche anche a Kiev, Parigi e Londra. Le sue opere sono state presentate da diversi critici e curatori, tra i quali Fortunato D'Amico, con il quale ha sviluppato una collaborazione decennale, Stefano Fugazza, Francesco Poli, Silvia Fabbri, Daniele Usellini, Loris Zanrei, Maria Flora Giubilei e Luciano Bolzoni. Attualmente vive e lavora nella campagna piacentina, proseguendo la propria ricerca tra pittura, danza e performance.

La mostra rappresenta anche un'occasione per riscoprire Sala Veratti, uno degli spazi culturali storici di Varese, valorizzato anche con il contributo della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Il sostegno della banca di credito cooperativo contribuisce alla valorizzazione di un luogo che permette di avvicinare il pubblico all'arte, mettendo in relazione la conservazione del patrimonio storico con la promozione delle espressioni artistiche contemporanee.

L'esposizione “Come sopra così sotto” sarà inaugurata sabato 7 novembre alle ore 17 e resterà visitabile fino al 29 novembre 2026 presso Sala Veratti, in via Veratti 20 a Varese. L'ingresso è libero. Le aperture al pubblico sono previste il sabato e la domenica, dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.museivarese.it.